L’ansia ai tempi del post-covid

In questa fase post- covid ci siamo lasciati alle spalle un periodo insolito, ci siamo dovuti confrontare con la possibilità di essere tutti vulnerabili e con la necessità di fare i conti con l’incertezza del futuro. Molte persone in seguito a questa fase hanno sviluppato disturbi del sonno, irritabilità, ipervigilanza, stanchezza e altri sintomi . Ma quando ci dobbiamo preoccupare e parlare di disturbo d’ansia?

Un recente sondaggio europeo rivela che il problema è molto diffuso, tanto che in un campione di 700 italiani tra i 19 e 60 anni, il 79% ha avuto un disturbo d’ansia nel mese in cui è stato fatto il rilevamento. Inoltre, il 73% si percepisce come una persona apprensiva che si preoccupa facilmente anche per piccole cose/situazioni e il 91% trova molto difficile rilassarsi. Il problema interessa il 30,5% nelle donne e il 19,2% negli uomini.

L’ansia fondamentalmente è un amica del nostro equilibrio perché rappresenta una reazione di protezione che ci prepara ad affrontare una situazione di pericolo. L’ansia è la risposta naturale del corpo allo stress. È un sentimento di paura o apprensione per ciò che verrà. Il sentimento nervoso prima di un importante evento della vita durante una situazione difficile è un’eco naturale della reazione originale di “lotta o fuga” innescato da una scarica di adrenalina. Si tratta di un’emozione normale messa a punto dall’organismo come meccanismo di allarme per evitare dei pericoli che direttamente o indirettamente minacciano la sopravvivenza. Nel tempo, il concetto di minaccia si è dilatato, tanto che attualmente a scatenare l’ansia non sono serpenti velenosi o lupi mannari. Le ansie ora ruotano intorno alla salute, al lavoro, al denaro, alla vita familiare e ad altre questioni cruciali. Qualunque evento o situazione, anche in prospettiva, che sia avvertita come minaccia, dalla perdita del lavoro, all’esito di un esame, può scatenare un malessere ansioso. Quando questa sensazione si presenta con una certa regolarità e con livelli sproporzionati rispetto allo stimolo, si può sviluppare un problema in grado di compromettere la qualità della vita a livello psichico e fisico.

L’ansia normale, fisiologica o d’allarme, è uno stato di tensione psicologica e fisica che implica un’attivazione generalizzata di tutte le risorse per reagire a uno stimolo realmente esistente, spesso ben conosciuto, rappresentato da condizioni difficili e inusuali o percepite come tali.

L’ansia è invece patologica quando interferisce con il benessere psico-fisico. È caratterizzata da uno stato d’incertezza rispetto al futuro, con la prevalenza di sentimenti spiacevoli. Il disturbo si caratterizza per la presenza di sentimenti di ansia forti, che durano per mesi e che interferiscono con la qualità della vita. Tale condizione può essere dovuta a un problema relativo a futuro imminente, oppure alla possibilità di eventi più o meno lontani. Spesso l’ansia accompagna altri problemi psicologici psichiatrici, nonché i conflitti irrisolti della persona che ne soffre. L’intensità può provocare una sofferenza insopportabile o determinare comportamenti di difesa che limitano la qualità della vita dato che, per scacciare il disturbo, si limitano le uscite di casa o si mettono in atto rituali di vario tipo con l’intento di avere il controllo della situazione. 

Quello che abbiamo vissuto è stato a tutti gli effetti una esperienza traumatica di massa. Il rimanere bloccati a casa per diversi mesi a scombussolata i nostri ritmi riducendo le nostre relazioni. Nella fase 3 molti hanno sviluppato la Sindrome della Capanna: vale a dire Il bisogno di allungare la permanenza nelle nostre case, difficoltà nel riprendere i ritmi della vita normale e abbandonare il luogo sicuro. Per qualcuno rappresenta una sana opportunità di cambiamento finalizzato ad una vita meno frenetica, per altri la cosiddetta sindrome della capanna si traduce in ansia, insonnia e irritabilità. Nel peggiore dei casi si possono sviluppare veri e propri attacchi di panico.

In questa fase dobbiamo prendere contatto con la realtà per evitare di sovrastimare il pericolo e sottostimare le nostre capacità di proteggersi da esso. La mente umana necessita di tempo per riadattarsi a nuove situazioni, in particolar modo quando queste mutano in maniera repentina.

Adottare sane abitudini, concederci dei piccoli piaceri, praticare semplici esercizi di respirazione e condividere le proprie emozioni con i propri affetti, questi sono piccoli accorgimenti che potranno sembrare scontati, ma che seguiti in maniera metodica porteranno i loro frutti riportandoci gradualmente benessere.

Qualora i sintomi persistessero è importante non sottovalutarli e rivolgersi ad uno specialista.

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