La genitorialità: una funzione work in progress che dura tutta la vita.

In questo periodo di lenta ripresa da un vero e proprio trauma collettivo possono cominciare ad emergere gli strascichi delle paure e dei timori avuti durante il lock-down che ci ha costretto per mesi a rimanere entro le mura domestiche intensificando le relazioni e i contatti con i membri della nostra famiglia. Questo strano tempo per molte famiglie ha rappresentato un modo insolito di stare insieme che ha permesso in alcuni casi un ricongiungimento, come forse non avveniva da anni o non era mai accaduto. In molti casi si è ricostruita una nuova conformazione familiare, che per molti aspetti non ha dato ai suoi componenti il tempo di adattarvisi.
Ma a mano a mano che i giorni passavano, stare insieme è diventato un modo per riappropriarsi di tempi e di spazi che magari erano stati fino ad allora solo desiderati. Ecco allora che si sono scoperti  linguaggi nuovi e modi di comunicare differenti. Soprattutto con i bambini più piccoli molti genitori hanno avuta la possibilità di sperimentare il gioco nella sua forma più semplice e diretta. Prendendo in prestito una frase dello psicoanalista Bruno Bettelheim “Educare i figli è un’impresa creativa, un’arte più che una scienza” molti genitori , grazie al maggiore tempo a disposizione e all’esigenza di trovare modalità nuove di coinvolgere i propri bambini e di tenerli occupati, hanno imparato come la creatività può essere una modalità alternativa per gestire le relazioni con i propri familiari che permette di spiazzare l’altro in quanto viene a rompere spesso il circolo vizioso della comunicazione, creando processi di cambiamento nella relazione stessa. In questa fase dobbiamo fare tesoro di queste esperienze autentiche attivate nel periodo di lock-down e fare in modo di ritagliarci spazi per replicare queste modalità relazionali con i nostri figli. Accanto a questo dobbiamo essere oculati osservatori dei loro comportamenti . Spesso i bambini non sono in grado di dirci esplicitamente le emozioni che provano, il loro modo di comunicare passa attraverso il loro comportamento, che deve essere visto come un messaggio. Anche di fronte ad atteggiamenti diversi dal solito l’importante è accettare la vulnerabilità del momento, rimanendo accoglienti e disponibili. Ora ci stiamo concedendo una cauta pausa estiva ma al rientro potrebbero emergere problemi di adattamento ai nuovi ritmi di vita e all’abbandono della confort zone a cui ci siamo abituati. Questo perché si è creato uno strano paradosso: ” la maggiore presenza dei genitori accresce nei bambini, che fino a qualche mese fa erano abituati a essere più autonomi, andando al nido o a scuola, il bisogno di mamma e papà e attiva dei comportamenti di dipendenza”.

Molti bambini potrebbero provare disagio per un nuovo distacco. Forse anche avere paura per se stessi e per i genitori una volta fuori da casa, in balia di una minaccia terribile e invisibile di cui hanno tanto sentito parlare. Per dire che le varie fasi di allentamento del blocco potrebbero non essere semplici passi di libertà per i più piccoli. Perché se è vero che delle loro esigenze di gioco, di aria, di libertà, di movimento, di contatti nessuna disposizione ha tenuto conto, la possibilità di uscire andrà di pari passo con l’assenza dei genitori. E la separazione, per alcuni, potrebbe non essere così semplice.

In relazione a questo nei vostri figli potreste osservare :

  • comportamenti regressivi – comportamenti da bambini più piccoli, richiedere di farsi aiutare nel vestirsi, mangiare, lavarsi al fine di chiedere un supporto in momento da loro sentito come difficile;
  • modifica dei ritmi del sonno, fatica addormentamento o stanchezza prolungata;
  • agitazione e iperattività;
  • disturbi alimentari;
  • comportamenti di sfida e di rabbia, per cercare la vicinanza e il contatto dei genitori e sentirsi cosi rassicurato e contenuto;

Ad esempio, oltre a manifestare ansia e agitazione, un bambino un tempo socievole potrebbe diventare appiccicoso e timido oppure scontroso con la baby sitter o ancora risentito con i genitori se viene lasciato dai nonni. Rendersi consapevoli di questa possibilità può aiutare a gestirla meglio.

Buone vacanze.


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