Ci si innamora del vuoto e non del pieno.

Nella stanza di terapia la persona è portatrice di un disagio che molte volte si ricollega alla questione d’amore, al discorso amoroso e alla sua iniziazione. Spesso mi sono sentita dire dai miei pazienti” Perché mi sono innamorata di lui???Che cosa mi ha fatto innamorare di quella persona? Domande questa formulate quasi sempre dopo la chiusura di una travagliata storia d’amore che lascia macerie affettive e la necessità di ripensarsi in maniera nuova per poter sopravvivere . La domanda apre uno scenario infinito di riflessioni ma il punto di partenza che deve animare chiunque voglia cominciare a capire le motivazioni di questo tipo si scelta sono condensate in una frase del prof. Umberto Galimberti ” E’ del vuoto che ci si innamora e non del pieno perché amore è trascendenza, e non simbiotico rapporto duale” . Il desiderio è tensione verso l’altro nel suo sottrarsi e sfuggire, nel suo concedersi per un attimo e poi ritrarsi. La presenza di un corpo non muoverà mai desiderio quanto la sua assenza. E assenza qui non significa che quel corpo non c’é, ma che non si ha mai la sensazione di possederlo anche quando lo si avvinghia. Amore si dà solo là dove ci sono costruzione, proiezione, invenzione, ideazione. Galiberti continua sottolineando come “Nessuno, infatti, ama l’altro, ma ognuno ama ciò che ha creato con la materia dell’altro” . Ciò che si ama è dunque la nostra creazione, non la natura, ma ciò che, a partire dalla natura, siamo in grado di creare. “

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