
La violenza perpetuata nei confronti delle donne è un abominio inaccettabile che va condannato ma sempre più spesso le ” False accuse di Violenze” stanno diventando un’arma di ritorsione per i contenzioni civili durante le separazioni. Gli studi sulle problematiche della separazione denunciano, da circa 16 anni, un uso strumentale
della carta bollata: l’utilizzo della denuncia per violenza di varia natura, pianificata per raggiungere obiettivi diversi da quelli dichiarati. Può essere un’arma di ricatto per ottenere vantaggi economici, uno strumento per allontanare il “nemico” dai figli con accuse costruite ad arte, una rivalsa per il piacere di vedere l’ex in rovina. Solo in 2 casi su 10 si tratta di veri maltrattamenti il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante le separazioni”. Questa dichiarazione fu fatta dal PM Carmen Pugliese nel gennaio del 2009, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nell’aprile del 2010 – nel corso di un convegno dell’Associazione Nazionale familiaristi Italiani – la psicologa giuridica Sara Pezzuolo dichiarò che le false accuse di maltrattamenti, percosse, abusi sessuali e violenze di vario genere costruite per un secondo fine oscillano da un minimo di 70 a un massimo di 95 per cento. Oggi il fenomeno è in crescita, e questo ci deve spingere ad interrogarci su che cosa e come sta cambiando la struttura di potere tra i due sessi nell’ambito della famiglia e poi nelle condizione di separazioni? Considerando che la separazione tra coniugi non è di per sè una condizione patologica ma lo può diventare per i figli e anche per gli ex coniugi in base a come viene gestita.
Una doverosa precisazione: nessuno ha intenzione di sottovalutare la gravità delle ignobili violenze fisiche e sessuali delle quali sono vittime le donne.
Quando sono vere.
Chi invece le inventa e le utilizza in tribunale per scopi diversi da quelli dichiarati, non nuoce solo ai figli e all’ex coniuge: la falsa denuncia insulta in primis chi una violenza l’ha subita davvero. Oggi, dopo lunghi anni di silenzio, il fenomeno ha ormai raggiunto proporzioni talmente macroscopiche da non essere più sottovalutabili; sul riconoscimento dell’emergenza convergono operatori di diverse aree coinvolte: Polizia, Magistratura, Avvocatura, Neuropsichiatria, Psicologia,Criminologia. Interessanti spunti di riflessioni da autorevoli studiosi e clinici che ogni giorno lavorano con questo materiale e che ci portano a rileggere in maniera più attenta questo complesso fenomeno. Buona lettura.
